









Il Pomodorino di Manduria è un pomodoro da serbo di piccole dimensioni, coltivato nella zona ionica della Puglia, nel territorio del Manduriano, tra i comuni della provincia di Taranto. Si presenta con una forma ovoidale o a grappolo, buccia liscia e resistente di colore rosso vivo, polpa compatta e scarsa acquosità. Il profumo è intenso, con note dolci e leggermente erbacee, mentre il sapore risulta equilibrato tra dolcezza e acidità, con una sapidità marcata che deriva dai terreni ricchi di sali minerali e dall'esposizione al sole della pianura tarantina.
In cucina il Pomodorino di Manduria si presta a usi molto diversi. Viene consumato fresco in insalata, ma la sua vera vocazione è la lunga conservazione: appeso in grappoli in luoghi freschi e ventilati, mantiene le sue qualità organolettiche per diversi mesi. È ingrediente fondamentale delle salse invernali, dei sughi a crudo conditi con olio extravergine d'oliva pugliese, e dell'antica pratica locale della "pennula", il pomodoro conservato appeso che accompagna il pane nelle tavole contadine durante i mesi freddi.
Nelle campagne del Manduriano, tra i vigneti del Primitivo e gli oliveti secolari, questo piccolo pomodoro ha costruito nel tempo una presenza tutt'altro che secondaria nell'economia domestica e rurale. La sua coltivazione è legata a una tradizione contadina che ha fatto della conservazione il proprio cardine: in una zona dove le estati sono lunghe e arsicce e i prodotti freschi si esauriscono presto, selezionare un pomodoro capace di durare fino all'inverno non era un lusso, ma una necessità concreta.
Le varietà locali, selezionate empiricamente nel corso delle generazioni dai contadini del Salento ionico, sono state preservate proprio grazie all'abitudine di tenere i pomodori appesi in grappoli nelle case. Questa pratica ha mantenuto vivo un patrimonio genetico che altrove è andato perduto. Il riconoscimento come Presidio Slow Food ha portato attenzione su questo prodotto, valorizzando il lavoro dei piccoli produttori che ancora coltivano secondo metodi tradizionali, con irrigazione ridotta e raccolta manuale. La candidatura alla certificazione DOP ha consolidato ulteriormente il legame tra il prodotto e il suo territorio d'origine, definendo un disciplinare che tutela le pratiche colturali storiche e la zona di produzione.
Il Pomodorino di Manduria si riconosce innanzitutto dalla forma ovoidale compatta e dalla buccia liscia, spessa e resistente al tatto, che lo distingue dai pomodorini più fragili da mercato. Il colore è rosso intenso e uniforme a maturazione piena, mentre i frutti ancora da conservare possono presentare sfumature aranciate. Il peso è contenuto, generalmente tra i quindici e i trenta grammi per frutto. Internamente la polpa è densa, con semi ridotti e scarsa acquosità.
Quando acquistato nella forma tradizionale a grappolo, il picciolo è ancora presente e verde, segno che il pomodoro è stato raccolto integro per favorirne la conservazione. Il marchio del Presidio Slow Food e, ove applicabile, il bollino DOP garantiscono la provenienza dalla zona manduriana e il rispetto del metodo di coltivazione tradizionale. Un aroma concentrato e persistente, percepibile anche senza tagliare il frutto, è ulteriore indicatore di autenticità rispetto a prodotti di qualità inferiore o di provenienza diversa.
Come tutti i pomodori da serbo di piccole dimensioni, il Pomodorino di Manduria presenta una concentrazione di nutrienti superiore rispetto alle varietà più acquose. È ricco di licopene, antiossidante legato alla riduzione del rischio di alcune patologie croniche, e contiene vitamina C, vitamina K e potassio in quantità significative. La ridotta acquosità della polpa comporta una maggiore densità di zuccheri naturali e minerali. L'apporto calorico è molto contenuto, indicativamente intorno alle diciotto o venti chilocalorie per cento grammi di prodotto fresco, con valori che si concentrano all'aumentare della stagionatura.
La caratteristica principale del Pomodorino di Manduria è la sua eccezionale attitudine alla conservazione. I grappoli si appendono in luoghi freschi, asciutti e ben ventilati, lontani dalla luce diretta del sole, e mantengono le proprie qualità anche per quattro o sei mesi dalla raccolta. È importante che i frutti non si tocchino tra loro per evitare ammuffimento. Una volta staccati dal grappolo o tagliati, devono essere consumati entro due o tre giorni, conservati a temperatura ambiente se ancora sodi.
Il Pomodorino di Manduria si presta a un doppio utilizzo stagionale. Nei mesi estivi e autunnali può essere consumato fresco a fette o intero, condito semplicemente con olio extravergine d'oliva, sale e basilico. Nei mesi invernali, quando il grappolo appeso ha concentrato ulteriormente i sapori, diventa protagonista dei sughi veloci a crudo, delle bruschette su pane raffermo abbrustolito e delle salse cotte a fuoco lento. È preferibile consumarlo a temperatura ambiente, mai direttamente da frigorifero, per non smorzare l'intensità aromatica che lo caratterizza.
Sul piano delle bevande, il Pomodorino di Manduria si abbina con naturalezza ai vini rosati e ai bianchi freschi del territorio ionico pugliese, come un Primitivo rosato o un Verdeca del Salento, che bilanciano la sapidità del pomodoro senza sovrastarla. In preparazioni più elaborate, come i sughi lunghi o le pizze rustiche, può accompagnarsi a un rosso giovane e non tannico.
Nella tradizione locale si sposa con il pane di grano duro pugliese, con la ricotta fresca di pecora, con le olive nere fermentate in salamoia e con i formaggi a pasta filata come la burrata o la stracciatella. Abbinato all'olio extravergine del Tarantino, di cui condivide il territorio, esprime una sinergia gustativa che racconta in modo diretto i sapori della pianura jonica.
La preparazione più semplice e radicata nella tradizione domestica manduriana: i pomodorini conservati appesi vengono staccati dal grappolo a mano, tagliati a metà e conditi con olio extravergine pugliese, sale grosso e origano selvatico. Si servono su fette di pane di grano duro abbrustolito, in sostituzione della bruschetta estiva. In inverno, quando i pomodori freschi mancano, questo piatto porta in tavola il sapore concentrato dell'estate.
I pomodorini vengono schiacciati a mano in padella con aglio in camicia, olio extravergine e un poco di peperoncino. La cottura è breve, a fuoco vivo, per preservare l'acidità e la dolcezza concentrate dalla stagionatura. Il sugo ottenuto condisce le orecchiette o i cicatelli, e si completa con basilico fresco aggiunto a fuoco spento.
Piatto estivo della tavola salentino-ionica: i pomodorini freschi tagliati a metà si uniscono a olive nere di Taranto in salamoia, cucchiaiate di ricotta fresca di pecora e foglie di basilico. Il condimento è solo olio extravergine e sale. La consistenza compatta del pomodorino regge bene all'abbinamento con gli altri ingredienti senza rilasciare acqua in eccesso.
Nelle case del Manduriano, appendere i grappoli di pomodorino sotto la tettoia o in cantina era e resta un gesto che scandisce la fine dell'estate. Non si tratta solo di conservazione alimentare: è un modo di prolungare il raccolto, di portare il sapore di agosto nel cuore dell'inverno. La pratica è tramandata prevalentemente in ambito familiare, con tecniche di legatura e selezione dei frutti che ogni famiglia custodisce con varianti proprie.
Il pomodorino appeso, detto "pennula" nel dialetto locale, compare ancora oggi nelle cucine tradizionali come ingrediente invernale di riferimento, in netta controtendenza rispetto alla standardizzazione dell'offerta ortofrutticola. La sua presenza nei mercati rionali tarantine e nelle fiere agricole della zona è un indicatore del legame vivo tra comunità locale e patrimonio agricolo.
Il territorio del Manduriano ospita nel periodo estivo e autunnale diverse manifestazioni legate ai prodotti tipici locali, in cui il Pomodorino di Manduria trova spazio accanto al Primitivo di Manduria e agli altri prodotti dell'agricoltura ionica. Tra le iniziative promosse dal circuito Slow Food si segnalano periodicamente eventi di valorizzazione dei Presidi pugliesi, con degustazioni e incontri con i produttori. I mercati contadini locali, attivi in diversi comuni della provincia di Taranto, rappresentano il luogo più diretto per incontrare questo prodotto nella sua stagione di raccolta, tra luglio e settembre.