


Tempo di preparazione: 1 ora e 30 minuti
Tempo di cottura: 2–3 minuti
Difficoltà: media
Porzioni: 6 persone
Ingredienti (per 6 persone)
Pasta fresca dei tajarin
400 g di farina 00
8 tuorli d’uovo
2 uova intere
1 pizzico di sale
Condimento classico piemontese
80 g di burro
foglie di salvia fresca
Parmigiano Reggiano grattugiato q.b.
Variante tradizionale al ragù (opzionale)
300 g di carne di manzo macinata
200 g di carne di maiale macinata
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
1 bicchiere di vino rosso
olio extravergine d’oliva q.b.
sale e pepe q.b.
Come fare i tajarin piemontesi fatti in casa
Impasto
Disporre la farina a fontana su una spianatoia.
Aggiungere tuorli, uova intere e un pizzico di sale.
Impastare energicamente fino a ottenere un composto liscio, elastico e omogeneo.
Avvolgere e lasciare riposare 30–40 minuti.
Stesura della sfoglia
Stendere la pasta molto sottile, quasi trasparente.
La sfoglia deve essere elastica ma non secca: questo è il punto chiave dei tajarin perfetti.
Taglio
Arrotolare delicatamente la sfoglia.
Tagliare strisce sottilissime con coltello affilato.
Srotolare i tajarin e lasciarli asciugare leggermente.
Cottura
Cuocere in abbondante acqua salata per 2–3 minuti.
Scolare delicatamente senza romperli.
Condimento
Saltare con burro fuso e salvia oppure con ragù piemontese.
Servire subito con Parmigiano Reggiano.
Consigli dello chef (livello professionale)
Per ottenere tajarin perfetti come nelle Langhe:
La sfoglia deve essere sottilissima: è la vera firma della ricetta
Non eccedere con la farina durante la stesura: indurisce la pasta
Il riposo dell’impasto è fondamentale per elasticità e lavorabilità
Cuocere in acqua abbondante per evitare che si attacchino
Scolare e condire subito: i tajarin perdono rapidamente struttura
Errori da evitare
sfoglia troppo spessa → risultato pesante
troppi minuti di cottura → pasta sfatta
impasto troppo asciutto → difficoltà nel taglio
Tajarin piemontesi: ricetta originale delle Langhe (pasta all’uovo sottilissima)
Introduzione
I tajarin piemontesi sono una delle massime espressioni della cucina delle Langhe: una pasta all’uovo sottilissima, dal colore intenso e dalla consistenza setosa, ottenuta grazie a un impasto ricco di tuorli.
Più che una semplice pasta fresca, i tajarin rappresentano un rito domestico piemontese, legato alle domeniche, alle feste e ai pranzi importanti. Ogni sfoglia racconta una tradizione antica, in cui pochi ingredienti diventano un piatto elegante e profondamente identitario.
Sono oggi tra le ricette piemontesi più cercate online, soprattutto nelle varianti con ragù o tartufo bianco d’Alba.
Cosa sono i tajarin e perché sono diversi dagli altri formati
I tajarin (detti anche tagliolini piemontesi) sono una pasta lunga e sottilissima tipica di Langhe e Monferrato.
Il nome deriva dal dialetto piemontese “tajarin” o “tagliarini”, che indica la pasta tagliata fine a mano.
La loro caratteristica distintiva è l’alto numero di uova rispetto alla farina, che li rende:
più gialli rispetto ai normali tagliolini
più ricchi e saporiti
estremamente delicati in cottura
Differenza tra tajarin, tagliolini e fettuccine
Tajarin piemontesi: sottilissimi, molto ricchi di tuorli, tipici del Piemonte
Tagliolini: più standard, diffusi in tutta Italia, meno uova
Fettuccine/tagliatelle: più larghe e strutturate, tipiche dell’Emilia-Romagna
I tajarin sono quindi una pasta “di lusso contadino”, nata quando le uova erano un ingrediente prezioso.
Origine dei tajarin: storia della cucina piemontese
I tajarin nascono nelle campagne del Piemonte meridionale, tra Langhe e Monferrato, come piatto delle grandi occasioni.
In passato venivano preparati soprattutto:
nelle domeniche in famiglia
nei matrimoni e nelle feste contadine
durante la stagione del tartufo bianco
L’uso abbondante di tuorli rifletteva una cucina ricca ma domestica, legata alla disponibilità delle uova nelle cascine.
Oggi sono uno dei simboli della pasta fresca piemontese tradizionale, serviti sia nelle trattorie storiche sia nella ristorazione gourmet.
Varianti della ricetta
Tajarin al burro e salvia: versione più tradizionale delle Langhe
Tajarin al ragù piemontese: carne mista cotta lentamente
Tajarin al tartufo bianco d’Alba: la versione più pregiata e iconica
Versione rustica contadina: con sughi di selvaggina
Versione moderna leggera: meno tuorli e condimenti più semplici
Abbinamenti consigliati
I tajarin richiedono vini piemontesi strutturati ma equilibrati:
Barolo DOCG
Barbera d’Alba Superiore
Nebbiolo delle Langhe
Per versioni delicate:
Roero Arneis
Contorni ideali:
verdure grigliate
insalate semplici di stagione
antipasti leggeri piemontesi
Conservazione
In frigorifero: 1 giorno, ben coperti
In congelatore: da crudi, separati su vassoio e poi in sacchetti
Non conservare dopo la cottura
La freschezza è essenziale per preservare la qualità della pasta.
Valori nutrizionali indicativi (per porzione)
Calorie: 480–650 kcal
Proteine: 18–25 g
Grassi: 18–28 g
Carboidrati: 55–70 g
Valori variabili in base al condimento scelto.
Storia e curiosità dei tajarin
I tajarin sono nati come pasta delle feste nelle campagne piemontesi, quando le uova rappresentavano un ingrediente prezioso e non quotidiano.
Per questo motivo venivano preparati solo nelle occasioni importanti, diventando simbolo di abbondanza e convivialità.
Nelle Langhe sono storicamente legati anche alla stagione del tartufo bianco d’Alba, con cui creano uno degli abbinamenti più iconici della gastronomia italiana.
Ancora oggi rappresentano una delle espressioni più autentiche della cucina piemontese tradizionale.